Gli uccelli abili nel nuoto non si riducono ai pinguini. Lungo fiumi, laghi, coste rocciose e mari aperti vivono specie capaci di tuffarsi, inseguire pesci sott’acqua o camminare sul fondo di un torrente. Alcune si osservano anche in Italia, soprattutto vicino a corsi d’acqua puliti, lagune e litorali.
In breve, le loro capacità sorprendenti dipendono dalla forma del corpo, dalle zampe, dal piumaggio e dal modo in cui ali e becco vengono usati durante la caccia.
- La gazza marina e l’uria di Brünnich usano le ali per muoversi sott’acqua come se stessero volando.
- Il merlo acquaiolo vive nei torrenti e riesce a cercare larve perfino sul fondo di acque correnti.
- Cormorani, svassi e strolaghe sono tuffatori costruiti per inseguire pesci con grande precisione.
- Martin pescatore, sula e pellicano bruno puntano invece sulla velocità del tuffo dall’alto.
Uccelli acquatici che nuotano sott’acqua: ali, zampe e corpo fanno la differenza
Molti uccelli acquatici sanno galleggiare, ma non tutti sono nuotatori abili. Restare a galla è una cosa. Immergersi, cambiare direzione sott’acqua e risalire con una preda nel becco richiede adattamenti molto più specifici. Le specie che vivono tra laghi, fiumi e mare hanno sviluppato soluzioni diverse in base al cibo disponibile e alla profondità delle acque frequentate.
Le anatre, per esempio, hanno zampe palmate che funzionano come remi. Spingono l’acqua all’indietro e permettono all’animale di avanzare in superficie con poco sforzo. Alcune anatre di mare, come la moretta codona, usano le zampe anche durante l’immersione. Altre specie, tra cui gli alcidi e alcuni pinguini, sfruttano soprattutto le ali, trasformandole in propulsori robusti e compatti.
Il piumaggio è un altro elemento decisivo. Nella maggior parte degli uccelli marini, le penne trattengono aria e proteggono il corpo freddo dall’acqua. Il cormorano rappresenta un caso particolare. Il suo piumaggio lascia penetrare più acqua rispetto a quello di molte anatre, quindi l’animale perde parte della galleggiabilità e può scendere meglio in profondità. Dopo la pesca, è comune vederlo fermo su uno scoglio o su una briccola con le ali aperte.
Il corpo racconta molto anche senza binocolo. Gli uccelli che si immergono spesso hanno una sagoma affusolata, il collo adatto a scattare verso una preda e occhi capaci di funzionare in condizioni di luce mutevole. Le zampe della strolaga maggiore sono collocate molto indietro sul corpo. A terra questa disposizione la rende meno disinvolta, mentre in acqua le offre una spinta efficace. Lo svasso maggiore ha dita larghe e appiattite, non una palmatura continua come quella delle anatre.
Gli adattamenti acquatici non eliminano i compromessi. Un uccello progettato per inseguire pesci può essere meno agile sul terreno. Un tuffatore che usa ali corte e potenti sott’acqua deve spendere più energia per decollare rispetto a un gabbiano. Questa varietà aiuta a capire perché non esista un solo modello di uccello nuotatore: ogni specie risponde a un ambiente, a una preda e a un modo diverso di sopravvivere.
Osservare questi dettagli è più utile che cercare semplicemente “un uccello che nuota”. Il becco, la postura e il modo in cui l’animale entra in acqua indicano già se sta pescando vicino alla superficie, tra le pietre di un torrente o a decine di metri sotto le onde.

Gazza marina e uria di Brünnich: gli uccelli marini che volano sotto le onde
Tra gli uccelli marini più impressionanti ci sono gli alcidi, una famiglia che comprende gazza marina, urie e pulcinella di mare. A prima vista possono ricordare piccoli pinguini per la livrea contrastata e il corpo compatto. La somiglianza, però, non deve trarre in inganno. Gli alcidi sanno volare nell’aria, mentre i pinguini hanno perso questa capacità nel corso dell’evoluzione.
La gazza marina, il cui nome scientifico è Alca torda, nidifica sulle coste rocciose del Nord Atlantico. È un uccello robusto, con becco profondo e ali relativamente corte. Quelle ali richiedono battiti rapidi durante il volo, ma in immersione diventano uno strumento estremamente efficace. L’animale le muove con forza e avanza sott’acqua alla ricerca di piccoli pesci e crostacei.
Le immersioni della gazza marina possono raggiungere circa 120 metri di profondità. Non è un numero da leggere come una prestazione sportiva isolata. Significa che l’animale deve gestire pressione, consumo di ossigeno e orientamento in un ambiente scuro, freddo e in continuo movimento. Durante alcuni inverni, individui di questa specie possono comparire anche più a sud del normale areale, spinti dalle condizioni marine e dalla disponibilità di prede.
L’uria di Brünnich, Uria lomvia, vive nelle regioni artiche e subartiche. Forma colonie dense sulle falesie, dove gli adulti trovano riparo e spazio per deporre l’uovo. In acqua diventa un tuffatore instancabile. Cerca pesci e crostacei sotto la superficie, facendo affidamento su ali forti, piumaggio fitto e un corpo che oppone poca resistenza all’acqua.
Questa specie detiene il primato noto per la profondità raggiunta da un uccello capace di volare: circa 210 metri. La cifra va collegata al suo habitat. Nelle acque artiche, il cibo non resta sempre vicino alla superficie, soprattutto quando le condizioni stagionali cambiano. Scendere molto in basso permette di sfruttare risorse che altri predatori non riescono a raggiungere con la stessa facilità.
| Specie | Habitat principale | Metodo di propulsione | Profondità riportata |
|---|---|---|---|
| Gazza marina | Coste rocciose del Nord Atlantico | Ali usate come pinne | Fino a 120 metri |
| Uria di Brünnich | Mari artici e falesie | Ali usate come pinne | Fino a 210 metri |
| Moretta codona | Mari freddi e coste artiche | Zampe palmate e ali | Fino a 60 metri |
Guardare un’alca da lontano richiede rispetto. Sulle scogliere di nidificazione le colonie sono vulnerabili al disturbo, mentre in mare le specie dipendono dalla qualità delle acque e dall’abbondanza di pesce. La loro abilità nel volo e nuoto non le rende invulnerabili a reti abbandonate, inquinamento e cambiamenti nelle catene alimentari marine.
Merlo acquaiolo e martin pescatore: due modi opposti di cacciare nei fiumi italiani
Non servono oceani artici per incontrare uccelli capaci di affrontare l’acqua. In Italia, il merlo acquaiolo e il martin pescatore mostrano due strategie molto diverse lungo torrenti, fiumi e canali. Il primo entra nell’acqua corrente e cerca il cibo tra sassi e sedimenti. Il secondo osserva dall’alto e si lancia solo quando individua il bersaglio.
Il merlo acquaiolo, Cinclus cinclus, è l’unico passeriforme europeo con una reale abilità di immersione in acqua corrente. Ha un piumaggio scuro con una macchia bianca sul petto e frequenta soprattutto torrenti puliti, freschi e ossigenati. Chi lo cerca in un corso d’acqua immobile difficilmente lo trova. La sua presenza è legata a ambienti dove l’acqua scorre tra pietre, rapide e piccole cascate.
Quando si alimenta, il merlo acquaiolo non compie il classico tuffo verticale. Può immergersi, usare le ali per mantenere la posizione e perfino avanzare sul fondo. Cerca larve di insetti acquatici, piccoli invertebrati e altre prede nascoste sotto i ciottoli. Il corpo relativamente denso lo aiuta a contrastare la spinta verso l’alto. È un comportamento raro e affascinante per un passeriforme, gruppo associato più facilmente a rami, siepi e campi.
Il martin pescatore, Alcedo atthis, segue una logica opposta. Si posa su un ramo basso, una canna robusta o un altro punto sopraelevato vicino all’acqua. Da lì controlla la superficie con attenzione. Quando vede un piccolo pesce, un girino o una larva, si lascia cadere in picchiata. Il suo becco lungo e appuntito riduce la resistenza dell’acqua nell’istante dell’impatto.
Questo uccello dai colori blu e arancio non è un grande nuotatore nel senso in cui lo sono cormorani o svassi. La sua forza è la precisione del tuffo. Dopo aver afferrato la preda, torna rapidamente verso un posatoio e spesso la sistema nel becco prima di ingerirla. Se lo osservi in natura, resta a distanza. Avvicinarsi alla riva, muovere il cane libero o sostare proprio sotto il suo punto di pesca può spingerlo ad abbandonare l’area.
La presenza del merlo acquaiolo e del martin pescatore offre anche un’indicazione concreta sulla qualità dell’habitat, senza trasformare l’osservazione in una diagnosi ambientale. Torrenti degradati, rive cementificate e acque torbide riducono i luoghi dove possono alimentarsi. Lasciare le rive tranquille, non gettare rifiuti e tenere sotto controllo gli animali domestici nelle zone umide è un gesto semplice che evita disturbi inutili.
Come osservare gli uccelli tuffatori senza interferire
Un binocolo da 8x o 10x permette di guardare la scena senza avvicinarsi troppo. Nei negozi italiani di ottica e outdoor, un modello base adatto al birdwatching costa spesso tra 70 e 150 euro. Non serve acquistare strumenti costosi per distinguere un cormorano con le ali aperte da uno svasso in immersione.
- Resta sui sentieri e non scendere sulle rive fangose o sui canneti per avvicinarti alla fauna.
- Osserva in silenzio e evita di riprodurre richiami dal telefono per attirare gli animali.
- Tieni il cane al guinzaglio vicino a fiumi, lagune e spiagge frequentate da uccelli.
- Non tentare di recuperare un giovane uccello solo perché si trova vicino all’acqua.
Un animale ferito, intrappolato in un filo o incapace di allontanarsi va segnalato ai servizi faunistici locali, alla Polizia Provinciale o a un centro di recupero fauna selvatica. Manipolarlo senza indicazioni può aumentare lo stress e creare danni anche a chi interviene.
Cormorani, svassi e strolaghe: nuotatori abili costruiti per inseguire i pesci
I cormorani sono probabilmente gli uccelli tuffatori più facili da riconoscere sulle coste italiane, nei porti, lungo i grandi laghi e perfino vicino alle foci dei fiumi. Il cormorano comune, Phalacrocorax carbo, ha collo lungo, becco adunco all’estremità e una silhouette scura. In inverno può radunarsi in gruppi numerosi, soprattutto dove l’acqua offre pesce sufficiente e posatoi sicuri.
Sott’acqua il cormorano usa soprattutto le zampe palmate. Il suo corpo allungato gli consente di cambiare direzione con rapidità mentre insegue la preda. Può restare immerso per periodi di alcuni minuti, anche se durata e profondità variano in base alla temperatura, alla taglia del pesce e alle condizioni dell’acqua. Una volta riemerso, spesso si posa con le ali spalancate per favorire l’asciugatura delle penne.
Lo svasso maggiore, Podiceps cristatus, è più elegante e più discreto. In primavera è noto per le danze di corteggiamento, durante le quali due adulti si fronteggiano e si muovono con gesti sincronizzati. Fuori da quel momento, la sua vita resta strettamente legata al lago. Si immerge per catturare piccoli pesci, crostacei e insetti acquatici, sparendo sotto la superficie senza quasi sollevare spruzzi.
Le dita lobate dello svasso sono larghe e appiattite. Questa struttura produce una spinta efficace durante l’immersione e permette all’animale di muoversi in acqua con grande controllo. A terra, invece, è poco pratico. È uno degli esempi più chiari di come gli adattamenti acquatici comportino rinunce in altri contesti: lo svasso non è fatto per camminare a lungo sulle rive.
La strolaga maggiore, Gavia immer, appartiene a un altro gruppo ancora. Vive soprattutto nelle regioni settentrionali del Nord America e dell’Atlantico settentrionale, dove caccia pesci nei laghi e nelle acque costiere. Può immergersi fino a circa 60 metri. Il suo richiamo forte e malinconico è diventato familiare anche al pubblico europeo attraverso film e documentari ambientati presso laghi nordamericani.
La strolaga non è un uccello da cercare nei normali parchi cittadini italiani. Può comparire come svernante o migratrice lungo alcune coste, ma resta una presenza legata a contesti specifici. Quando un avvistamento viene segnalato, vale la pena verificare le informazioni tramite associazioni ornitologiche, aree protette o piattaforme naturalistiche affidabili, invece di inseguire l’animale per una fotografia ravvicinata.
Gli uccelli che pescano sott’acqua non hanno bisogno di essere disturbati per mostrare ciò che sanno fare: basta fermarsi, aspettare e lasciare loro lo spazio necessario.
Cormorani, svassi e strolaghe insegnano che la bravura nel nuoto non dipende soltanto dalla velocità. Conta la capacità di leggere l’acqua, risparmiare energia e trovare cibo senza esporsi troppo ai predatori o alle onde.
Sula, pellicano bruno e moretta codona: tuffi spettacolari tra mare aperto e coste fredde
Non tutti gli uccelli acquatici entrano in acqua nello stesso modo. La sula bassana, il pellicano bruno e la moretta codona offrono tre immagini molto diverse della caccia. La prima si lancia dall’alto con il corpo teso. Il secondo combina un breve tuffo con la grande sacca sotto il becco. La terza si immerge a lungo, sfruttando le zampe e una struttura fisica adatta ai mari freddi.
La sula bassana, Morus bassanus, è un grande uccello marino dell’Atlantico settentrionale. Quando individua un banco di pesci vicino alla superficie, può tuffarsi da altezze che arrivano a circa 40 metri. La scena sembra brutale, ma il corpo è preparato all’impatto. Sacche d’aria sotto la pelle attutiscono il colpo con l’acqua e il becco, lungo e appuntito, facilita la penetrazione.
Dopo il tuffo, la sula può proseguire l’inseguimento per alcuni metri sott’acqua. Non è una specialista delle grandi profondità come l’uria di Brünnich, ma la sua strategia è molto efficace quando i pesci si concentrano vicino alla superficie. Anche gabbiani e sterne possono catturare prede dall’alto, ma la sula si distingue per la potenza della picchiata e per la conformazione fisica costruita per sostenerla.
Il pellicano bruno, Pelecanus occidentalis, vive lungo le coste americane. A differenza di molti altri pellicani che pescano restando in superficie, questa specie si tuffa dall’aria per sorprendere piccoli pesci. La sacca golare trattiene l’acqua e la preda, poi l’animale espelle l’acqua prima di inghiottire il pesce. Non si spinge molto in profondità, ma il gesto richiede tempismo e controllo.
La moretta codona, Clangula hyemalis, è un’anatra marina delle regioni artiche. Durante l’inverno può raggiungere acque più meridionali rispetto ai siti riproduttivi. È considerata una delle anatre più capaci nelle immersioni e può scendere fino a circa 60 metri per cercare molluschi, crostacei e altri invertebrati. Le sue immersioni lunghe sono molto diverse dall’azione rapidissima di una sula.
Queste specie mostrano che le abilità nel volo e nuoto non vanno misurate con un’unica classifica. La sula domina il momento dell’impatto. La moretta codona lavora sotto la superficie. Il pellicano bruno usa il becco come una rete mobile. Guardarli come semplici “uccelli che pescano” farebbe perdere la complessità di tecniche sviluppate in ambienti diversi.
Chi visita una spiaggia o una scogliera può contribuire senza gesti complicati. I rifiuti lasciati sulla costa, le lenze abbandonate e i sacchetti di plastica mettono in pericolo gli animali che cercano cibo vicino alla superficie. Portare via ciò che si è portato, senza avvicinarsi a nidi o colonie, è un comportamento concreto che protegge anche questi straordinari tuffatori.
Perché proteggere gli uccelli nuotatori significa proteggere fiumi, laghi e mari
La presenza di uccelli capaci di nuotare e immergersi dipende dalla salute degli ambienti acquatici. Un torrente senza insetti e piccoli invertebrati offre poco al merlo acquaiolo. Un lago con rive degradate e vegetazione ridotta lascia meno riparo agli svassi. Un mare impoverito di pesce costringe sule, cormorani e alcidi a cercare cibo più lontano o più in profondità, consumando più energia.
Gli uccelli non sono indicatori perfetti da interpretare da soli, ma raccontano molto del luogo in cui vivono. Un cormorano che pesca in una foce, uno svasso con i piccoli sul dorso o un martin pescatore fermo su un ramo mostrano che quel tratto d’acqua contiene risorse e punti di sosta. La loro assenza, invece, può avere molte cause diverse e non permette conclusioni rapide.
Le zone umide italiane affrontano pressioni continue. Cementificazione delle rive, traffico nautico, inquinamento, siccità e presenza umana eccessiva modificano spazi delicati. Anche un cane lasciato libero in un canneto durante la stagione riproduttiva può spingere gli adulti ad allontanarsi da nidi e piccoli. Questo non significa rinunciare alle passeggiate con il cane, ma scegliere percorsi consentiti e rispettare cartelli, periodi di chiusura e distanze.
Se trovi un uccello acquatico fermo a terra, non dare per scontato che sia in difficoltà. Alcune specie si riposano sulle rive, mentre giovani appena involati possono apparire impacciati. Un animale visibilmente ferito, coperto d’olio, impigliato o incapace di allontanarsi merita invece una segnalazione immediata alle autorità competenti o a un centro di recupero fauna selvatica. Per valutare condizioni e cure serve il veterinario che collabora con questi servizi, non un intervento domestico improvvisato.
Le osservazioni possono diventare utili anche per chi ama camminare con il proprio animale. Segnalare un avvistamento con luogo, data e foto fatta da lontano a un’associazione naturalistica locale aiuta a costruire dati sulla distribuzione delle specie. Evita però di pubblicare coordinate precise di nidi, colonie o animali rari, perché possono attirare persone poco attente.
Durante la prossima uscita vicino a un corso d’acqua, porta un binocolo, resta sul sentiero e dedica dieci minuti a guardare la superficie senza avvicinarti. Potresti notare un tuffo rapido, un’ombra che si muove sotto l’acqua o un cormorano che asciuga le ali, comportamenti che rendono visibili le capacità sorprendenti di questi animali.
Quali uccelli sanno nuotare sott’acqua oltre ai pinguini?
Cormorani, gazze marine, urie, svassi, strolaghe, merli acquaioli e alcune anatre marine possono immergersi e muoversi sott’acqua. Ognuno usa una tecnica diversa, con ali o zampe come propulsori.
Il merlo acquaiolo vive anche in Italia?
Sì. Il merlo acquaiolo è presente in Italia soprattutto lungo torrenti e fiumi puliti delle aree montane e collinari. Cerca larve e piccoli invertebrati tra le pietre del fondo.
Perché i cormorani tengono le ali aperte?
Dopo le immersioni è frequente vederli con le ali distese su scogli, pali o rive. Il comportamento favorisce l’asciugatura del piumaggio, che nei cormorani non è impermeabile come quello di molte anatre.
Qual è l’uccello volatore che si immerge più in profondità?
L’uria di Brünnich è nota per immersioni che possono raggiungere circa 210 metri, un record tra gli uccelli capaci di volare. Vive nei mari freddi dell’area artica e subartica.