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Svelato il mistero dello squalo martello: perché la sua testa ha una forma unica e affascinante

19 août 2026 12 min de lecture Mis a jour 19 août 2026
Questo articolo è stato generato da un'intelligenza artificiale e pubblicato senza una revisione umana approfondita.

In breve

  • La testa a martello, chiamata cefalofoil, non è un ornamento: migliora sterzata, percezione dello spazio e ricerca delle prede.
  • Gli occhi alle estremità ampliano il campo visivo fino a circa 340 gradi in alcune specie.
  • I pori sensoriali distribuiti sulla testa aiutano a captare deboli campi elettrici emessi da pesci e razze nascosti nella sabbia.
  • Gli squali martello vivono soprattutto in mari caldi costieri, ma alcune specie possono essere osservate anche nel Mediterraneo.
  • La pesca mirata alle pinne, le catture accidentali e il degrado dell’habitat marino stanno riducendo molte popolazioni.

Perché lo squalo martello ha una testa unica e dalla forma affascinante

Lo squalo martello colpisce anche chi non sa nulla di biologia marina. Il corpo appare quello di un normale grande pesce predatore, mentre la parte anteriore si allarga ai lati in una barra piatta e squadrata. Da qui nasce il mistero della sua sagoma: sembra che la natura abbia aggiunto un martello alla testa di uno squalo senza curarsi dell’aerodinamica. In realtà quella struttura è il risultato di un adattamento molto preciso.

Il nome scientifico della famiglia è Sphyrnidae. Le specie di squalo martello vengono spesso indicate come nove nei testi divulgativi tradizionali, anche se la classificazione può cambiare con gli studi genetici e con il riconoscimento di specie molto simili. Le differenze riguardano soprattutto dimensioni, profilo del cefalofoil e distribuzione geografica. Sphyrna tiburo, detto bonnethead, ha una testa relativamente piccola e arrotondata. Eusphyra blochii, lo squalo martello alato, possiede invece una testa estremamente larga rispetto al corpo.

Il cefalofoil non va immaginato come una testa pesante che ostacola il nuoto. È una superficie appiattita, integrata nel profilo dell’animale e ricca di organi sensoriali. In alcune specie i margini anteriori sono quasi dritti; in altre mostrano una rientranza centrale molto evidente. Questa diversità suggerisce che non esista un solo “modello perfetto”, ma diverse soluzioni evolutive legate al tipo di preda, alla profondità frequentata e alle correnti.

Gli squali moderni hanno una storia antichissima. I loro antenati erano già presenti negli oceani circa 400 milioni di anni fa, molto prima dei dinosauri. Lo squalo martello, invece, è comparso molto più tardi nella storia della vita marina, probabilmente attorno a 20 milioni di anni fa. Una testa così insolita non si è conservata per semplice caso: ha dato vantaggi sufficienti a rendere questi animali efficaci nel loro ambiente.

Una forma affascinante può ingannare chi osserva soltanto una fotografia. Nella vita reale, ogni centimetro di quella testa lavora durante la caccia e nell’orientamento. Quando uno squalo martello passa sopra un fondale sabbioso, non sta solo guardando davanti a sé. Sta raccogliendo segnali visivi, elettrici e idrodinamici da una fascia d’acqua molto più ampia rispetto a quella esplorata da molti altri squali.

Squalo martello visto frontalmente in acqua turchese
Illustration générée par intelligence artificielle.

Come l’evoluzione ha trasformato il cefalofoil in uno strumento di caccia

La spiegazione più concreta della testa unica dello squalo martello riguarda il movimento. Il cefalofoil può agire in parte come una superficie di controllo, paragonabile alle ali anteriori di un aereo o alle pinne di un veicolo acquatico. Quando l’animale devia la traiettoria, la grande superficie laterale contribuisce a rendere più rapida la correzione di direzione. Non significa che lo squalo martello sia veloce in ogni circostanza più di qualsiasi altro squalo. Significa che può essere molto agile nelle svolte ravvicinate.

Questo vantaggio è utile contro prede che non nuotano in linea retta. Le razze, per esempio, possono restare semisepolte nella sabbia e poi allontanarsi con scatti improvvisi. Aringhe e altri piccoli pesci di branco cambiano percorso all’ultimo momento, seguendo movimenti irregolari. Uno squalo che riesce a curvare con precisione ha più possibilità di restare sulla traccia della preda senza sprecare energia in inseguimenti troppo lunghi.

L’anatomia dello squalo racconta quindi una strategia diversa da quella del predatore che punta tutto sull’accelerazione in mare aperto. Molte specie di martello pattugliano coste, piattaforme continentali, barriere e fondali poco profondi. In questi ambienti la manovrabilità conta. Un pesce che si nasconde vicino al fondo può sparire in una frazione di secondo dietro una nuvola di sabbia o in una zona rocciosa.

Razze e fondali spiegano una parte del mistero dello squalo martello

Le razze sono una risorsa alimentare frequente per diversi martelli. Il loro corpo piatto le rende difficili da distinguere sul fondo, ma non invisibili a un animale equipaggiato con sensori adatti. Alcuni squali martello usano la testa anche per tenere ferma una razza contro la sabbia mentre la mordono. È un comportamento osservato in natura che mostra quanto il cefalofoil possa essere utile non soltanto nella ricerca, ma anche nella fase finale della cattura.

La nicchia ecologica non è un dettaglio riservato ai biologi. Indica il posto pratico che una specie occupa nell’ecosistema, comprese le sue prede e il suo modo di sfruttare l’ambiente. Grazie alla sua struttura, il martello può sfruttare opportunità che altri squali intercettano meno facilmente. Questa specializzazione spiega perché l’evoluzione abbia mantenuto una forma tanto appariscente.

Non esiste però una risposta unica e definitiva. I ricercatori discutono da tempo quale vantaggio sia stato il primo a favorire il cefalofoil: sterzata, visione, elettrocezione o combinazione di tutti questi elementi. La spiegazione più solida è che più benefici si siano sommati nel tempo. Un adattamento può funzionare proprio perché migliora diverse attività quotidiane, dalla navigazione al reperimento del cibo.

Guardare un filmato subacqueo aiuta a capire la differenza tra una forma strana e una forma funzionale. Le svolte del martello sono fluide, mentre la testa resta stabile e ampia davanti al corpo.

Occhi e visione binoculare dello squalo martello nella biologia marina

La posizione degli occhi è uno degli aspetti che rende più evidente la logica della testa a martello. Negli squali dalla testa tradizionale, gli occhi si trovano sui lati del capo e guardano prevalentemente verso l’esterno. Nel martello sono collocati alle estremità del cefalofoil. A prima vista sembrano troppo lontani per collaborare, ma studi sulla visione hanno mostrato il contrario.

La distanza fra i due occhi amplia il campo visivo laterale. In alcune specie è vicino a 340 gradi, pur con differenze reali tra un martello e l’altro. Una parte della visuale è condivisa dai due occhi e prende il nome di campo binoculare. È proprio la sovrapposizione delle immagini a rendere più affidabile la percezione della profondità, cioè la capacità di valutare quanto sia distante una preda o un ostacolo.

Per le specie con cefalofoil molto largo, il campo binoculare può risultare quasi quattro volte più esteso rispetto a quello misurato in diversi squali dalla testa stretta. Non significa che vedano ogni dettaglio dell’oceano come un essere umano in piena luce. L’acqua modifica i colori, assorbe la luce e riduce la visibilità con profondità, plancton o sedimenti. Eppure avere una migliore stima della distanza può fare la differenza quando una razza prova a sottrarsi alla presa.

Caratteristica del cefalofoil Funzione probabile Utilità nel comportamento animale
Occhi molto distanti Campo visivo più esteso Controllo di una porzione ampia dell’ambiente circostante
Zona binoculare più ampia Percezione della profondità Valutazione più precisa della distanza dalla preda
Superficie laterale piatta Manovrabilità nelle deviazioni Inseguimenti con curve rapide vicino al fondale
Pori sensoriali distribuiti sui lati Rilevamento elettrico Individuazione di animali nascosti o poco visibili

Una visuale più larga non protegge automaticamente lo squalo da ogni minaccia. Reti da pesca, ami e palangari non dipendono dalla capacità dell’animale di riconoscere un predatore naturale. Questo limite è utile per evitare una lettura romantica dell’evoluzione: un tratto efficace per la caccia non basta quando il pericolo nasce da strumenti costruiti dall’uomo.

La vista lavora insieme agli altri sensi. Lo squalo martello può percepire vibrazioni e odori, oltre a leggere segnali elettrici nell’acqua. È questa sovrapposizione di informazioni a renderlo un predatore ben adattato ai fondali costieri, dove l’acqua non è sempre limpida e la preda non è sempre esposta.

A cosa servono le ampolle di Lorenzini nella testa dello squalo martello

Sulla faccia degli squali si trovano piccoli pori collegati alle ampolle di Lorenzini. Sono organi sensoriali capaci di rilevare debolissimi campi elettrici nell’acqua. Ogni pesce che nuota, ogni razza che muove le branchie e ogni organismo che contrae i muscoli genera segnali elettrici minimi. Per una persona sono impercettibili. Per uno squalo rappresentano informazioni concrete sulla presenza di un possibile pasto.

La testa larga del martello distribuisce questi recettori su una superficie maggiore. È come se l’animale esplorasse il fondale con una barra sensoriale anziché con una punta stretta. Quando passa vicino alla sabbia, può confrontare l’intensità dei segnali ricevuti dai lati della testa e avvicinarsi alla sorgente con maggiore precisione. Questo sistema ha valore soprattutto quando gli occhi non bastano.

La parola “elettricità” può far immaginare un potere spettacolare o un segnale forte. Non è così. Si tratta di tracce biologiche molto deboli, prodotte dal normale funzionamento del corpo della preda. Le ampolle non trasformano lo squalo in un animale infallibile, ma aumentano le possibilità di trovare una razza ferma sotto un sottile strato di sedimento.

Il mare non è vuoto e il cefalofoil legge molte informazioni insieme

Nell’habitat marino, un predatore deve scegliere continuamente dove dirigersi. Correnti, variazioni di temperatura, odori trasportati dall’acqua, sagome in movimento e vibrazioni formano un ambiente affollato di segnali. Gli squali martello possono anche riunirsi in gruppi numerosi durante gli spostamenti verso acque con condizioni termiche più favorevoli. Questi aggregamenti sono particolarmente noti in alcune aree tropicali e subtropicali.

Il Mediterraneo non è l’ambiente più tipico per la maggior parte delle specie, che prediligono mari caldi lungo le coste e le piattaforme continentali. Lo squalo martello liscio, Sphyrna zygaena, è tra le specie segnalate con maggiore regolarità nei mari italiani e può arrivare attorno ai quattro metri. Avvistamenti e catture storiche di altri martelli nel bacino mediterraneo esistono, ma non devono essere scambiati per una presenza comune lungo le spiagge frequentate d’estate.

Il cambiamento delle temperature marine può influenzare le aree in cui gli squali cercano acqua adatta, ma non autorizza previsioni semplicistiche sui loro spostamenti. La distribuzione dipende anche dalla disponibilità di prede, dalla pesca, dalle rotte migratorie e dalla qualità del fondale. La biologia marina richiede osservazioni continuative, non titoli allarmistici su un singolo avvistamento.

Un filmato dedicato all’elettrorecezione rende visibile un concetto che sott’acqua resta nascosto. La caccia del martello non dipende da un solo senso, ma dalla capacità di mettere insieme segnali deboli e rapidi.

Habitat marino, pericolosità e conservazione dello squalo martello

Lo squalo martello viene spesso raccontato come una minaccia per i bagnanti perché la sua sagoma è riconoscibile e cinematografica. La realtà è meno sensazionale. Gli incontri con l’essere umano sono rari e molte specie tendono ad allontanarsi. Il rischio legato agli squali in generale resta estremamente basso rispetto ai pericoli quotidiani in mare, come correnti, tuffi in zone inadatte o imbarcazioni.

Questo non significa che un grande animale selvatico debba essere avvicinato. Un subacqueo non deve inseguirlo, toccarlo, offrirgli cibo o bloccarne il passaggio. Anche uno squalo che non mostra interesse può reagire se si sente chiuso, disturbato o ferito. In caso di avvistamento dalla costa, la scelta sensata è seguire le indicazioni della Capitaneria di porto e degli addetti locali, senza diffondere voci incontrollate.

Il vero squilibrio è nella direzione opposta. Molte specie di martello sono sottoposte a forte pressione per la pesca commerciale, per le catture accidentali e per il commercio delle pinne. La pratica del finning, cioè il taglio delle pinne con scarto del corpo, è particolarmente crudele e incompatibile con una gestione responsabile della pesca. Le norme internazionali e nazionali hanno introdotto limiti e controlli, ma l’applicazione concreta resta decisiva.

Non tutte le specie hanno lo stesso stato di conservazione. Dire che siano tutte nella medesima categoria di rischio sarebbe impreciso. Le valutazioni della Lista Rossa IUCN differiscono in base alla specie e vengono aggiornate quando arrivano nuovi dati. Il grande squalo martello e lo squalo martello smerlato, per esempio, sono tra quelli che destano maggiore preoccupazione in molte aree. Questa distinzione conta perché la conservazione funziona solo se si sa quale popolazione proteggere e da quale minaccia.

Chi ama il mare può fare scelte molto concrete anche da lontano. Evitare prodotti derivati da squali privi di tracciabilità, sostenere acquari e centri di ricerca che comunicano dati verificabili e rispettare le regole nelle aree marine protette sono comportamenti più utili della paura. L’attenzione verso questo animale deve partire dalla sua funzione nell’ecosistema, non dalla ricerca di un mostro da film.

Se durante una vacanza in Italia capita di vedere uno squalo martello o un altro grande squalo, conserva distanza, non entrare in acqua per avvicinarlo e segnala l’osservazione alle autorità marittime locali. Un dato raccolto con luogo, data e fotografia scattata da lontano può essere più utile di molte storie ingigantite online.

Perché la testa dello squalo martello è piatta e larga?

La struttura, chiamata cefalofoil, può favorire la manovrabilità, l’ampiezza del campo visivo e la distribuzione dei recettori elettrici usati per localizzare le prede.

Lo squalo martello è pericoloso per le persone?

Gli incontri sono rari e gli attacchi sono eccezionali. Resta comunque un animale selvatico: va osservato da lontano, senza tentare di toccarlo o seguirlo.

Dove vive lo squalo martello?

Le diverse specie frequentano soprattutto acque calde costiere, piattaforme continentali e fondali sabbiosi di varie zone tropicali e subtropicali. Lo squalo martello liscio è tra quelli segnalati anche nel Mediterraneo.

Che cosa mangia uno squalo martello?

La dieta cambia secondo la specie e l’area geografica, ma può comprendere razze, pesci ossei, cefalopodi e altri animali marini. Le razze nascoste nella sabbia sono prede particolarmente adatte alle sue capacità sensoriali.