In breve
- Le tartarughe appartengono all’ordine dei Testudines e comprendono circa 360 specie viventi, un numero che può cambiare con gli aggiornamenti della classificazione scientifica.
- I principali tipi di tartarughe sono tre: marine, d’acqua dolce e terrestri, chiamate più precisamente testuggini.
- Le sette specie marine conosciute affrontano minacce legate a reti da pesca, plastica, luci sulle spiagge e perdita dei siti di deposizione.
- In Italia le specie esotiche rilasciate in stagni e laghetti, come alcune Trachemys, danneggiano gli equilibri locali e mettono pressione sulla tartaruga palustre europea.
- Una tartaruga non è un animale “facile” solo perché silenzioso: alcune vivono decenni, richiedono spazi adeguati, temperature controllate e cure veterinarie specifiche.
Quando si parla di tartarughe, il carapace porta spesso a immaginare animali tutti uguali, lenti e semplici da tenere. La realtà è molto più ampia. Esistono specie capaci di attraversare oceani, rettili che popolano stagni italiani e testuggini adattate a terreni aridi dove l’acqua è rara.
La risposta più concreta è questa: nel 2026 si contano all’incirca 360 specie di tartarughe viventi, anche se il totale può variare quando gli studiosi separano o riuniscono popolazioni in base a nuove analisi genetiche. Capire questa varietà aiuta anche chi pensa di accogliere uno di questi animali in casa, perché habitat, alimentazione, tempi di vita e impegni cambiano in modo netto da una specie all’altra.
Quanti tipi di tartarughe esistono davvero nel mondo
Le tartarughe sono rettili comparsi sulla Terra oltre 200 milioni di anni fa. Non sono dinosauri, ma hanno condiviso il pianeta con loro e hanno superato cambiamenti climatici, estinzioni e trasformazioni dei continenti. Il loro tratto più riconoscibile è il guscio, formato da una parte superiore chiamata carapace e una inferiore chiamata piastrone.
La classificazione biologica non si limita però alla forma del guscio. Gli studiosi distinguono i Testudines anche in base al modo in cui ritirano il collo. Le Cryptodira lo ripiegano all’indietro dentro il guscio, mentre le Pleurodira lo piegano lateralmente. È una distinzione tecnica, ma racconta quanto sia antica e complessa l’esistenza di questi animali.
I tre grandi ambienti delle tartarughe
Per orientarsi senza perdersi nei nomi latini, conviene partire dall’habitat. Le tartarughe marine trascorrono quasi tutta la vita in mare. Le specie d’acqua dolce frequentano fiumi, canali, paludi, laghi e stagni. Le testuggini terrestri, invece, vivono e si muovono su suoli asciutti, prati, boscaglie o ambienti semi-aridi.
| Gruppo | Habitat prevalente | Corpo e arti | Esempio noto |
|---|---|---|---|
| Tartarughe marine | Oceani e coste | Carapace appiattito, arti trasformati in pinne | Caretta caretta |
| Tartarughe d’acqua dolce | Stagni, laghi, fiumi e paludi | Zampe palmate, guscio robusto | Emys orbicularis |
| Testuggini terrestri | Terreni asciutti e vegetazione bassa | Zampe forti, unghiate e massicce | Testudo graeca |
Questa divisione è utile, ma non significa che ogni specie si comporti allo stesso modo. Una tartaruga d’acqua dolce può uscire dall’acqua per scaldarsi al sole, deporre le uova o spostarsi tra zone umide. Una marina torna a terra per la deposizione, pur essendo costruita per il nuoto. Una testuggine terrestre può cercare riparo sotto terra durante i periodi di caldo intenso o freddo.
Il guscio non è una corazza inerte. Fa parte dello scheletro e contiene terminazioni nervose, quindi non va trattato come un oggetto da decorare, forare o verniciare. Se noti lesioni, zone molli, macchie insolite o distacchi sul carapace della tartaruga che vivi con te, serve una valutazione veterinaria. Per distinguere una muta fisiologica da un problema del guscio, può aiutare leggere questo approfondimento su quando una tartaruga sembra perdere parti del guscio, senza sostituire il controllo professionale.
Le dimensioni mostrano bene la biodiversità del gruppo. Alcune piccole specie adulte misurano poco più di dieci centimetri. La tartaruga liuto, al contrario, può superare i 2 metri di lunghezza e raggiungere diverse centinaia di chili. La forma esterna può sembrare simile, ma tra una minuscola specie palustre e un gigante oceanico c’è una distanza biologica enorme.
La parola “tartaruga” viene quindi usata per animali assai diversi per corpo, comportamento e necessità. Questa differenza pesa anche nella scelta domestica: un acquaterrario da 80 euro non basta per garantire una vita corretta a una specie che crescerà molto, sporcherà l’acqua ogni giorno e potrà vivere più a lungo del suo proprietario.

Tartarughe marine: specie, migrazioni e conservazione degli oceani
Le tartarughe marine sono sette specie riconosciute e tutte dipendono da ecosistemi delicati. Hanno arti anteriori trasformati in pinne e un corpo più idrodinamico delle specie terrestri. Questa struttura permette loro di affrontare correnti e migrazioni lunghissime, ma rende il movimento sulla sabbia lento e faticoso.
Nel Mediterraneo la specie più osservata è la Caretta caretta. Depone le uova su alcune spiagge italiane, soprattutto nel Sud e nelle isole, ma negli ultimi anni i nidi sono stati segnalati anche in aree costiere dove un tempo erano rari. Il cambiamento delle temperature, la qualità delle spiagge e le luci artificiali influenzano la sopravvivenza delle uova e dei piccoli appena nati.
Le specie marine più conosciute
La tartaruga verde, Chelonia mydas, vive soprattutto in acque tropicali e subtropicali. Da adulta consuma molta vegetazione marina e contribuisce al mantenimento delle praterie sottomarine. La sua colorazione non è propriamente verde sul carapace: il nome deriva in larga misura dal colore dei tessuti adiposi osservato storicamente dagli studiosi.
La liuto, Dermochelys coriacea, è la più grande tra le specie marine. Il suo dorso non presenta le tipiche placche cornee delle altre tartarughe, ma una superficie più flessibile e rivestita di pelle. Può vivere anche in acque relativamente fredde e si alimenta spesso di meduse, un comportamento che la espone al rischio di ingerire sacchetti e frammenti di plastica scambiati per prede.
L’embricata, Eretmochelys imbricata, frequenta le barriere coralline e possiede un becco stretto e appuntito. Per decenni il suo guscio è stato ricercato nel commercio illegale di oggetti decorativi. Le placche di tartaruga non sono un materiale innocuo né un ricordo esotico: dietro quel mercato ci sono prelievo, traffico e impoverimento della biodiversità.
Le specie Lepidochelys includono la tartaruga di Kemp e la tartaruga olivastra. La prima è tra le più minacciate al mondo e nidifica in modo concentrato lungo le coste del Golfo del Messico. La seconda è nota per grandi deposizioni collettive in alcune spiagge tropicali, fenomeni che richiedono protezione rigorosa da veicoli, predatori introdotti e attività umane invasive.
La dorsopiatto, Natator depressus, ha una distribuzione legata soprattutto alle acque australiane e dell’Indo-Pacifico. Non tutte le specie marine vivono quindi nel Mediterraneo o possono essere viste lungo le coste italiane. Confondere la fauna locale con immagini viste online porta spesso a interpretazioni sbagliate durante un avvistamento.
Le minacce non si riducono alla pesca illegale. Le catture accidentali nelle reti, gli ami, l’inquinamento chimico, le collisioni con imbarcazioni e la trasformazione dei litorali colpiscono direttamente questi rettili. Anche un ombrellone piantato sopra un nido, una luce intensa rivolta verso la spiaggia o un cane lasciato libero in una zona di deposizione possono creare problemi concreti.
Se trovi una tartaruga marina ferita o impigliata sulla costa, non tentare di liberarla tirando reti, lenze o ami. Mantieni una distanza che eviti stress, allontana curiosi e animali domestici e contatta la Guardia Costiera, il numero di emergenza 1530 o un centro autorizzato di recupero fauna marina. Il veterinario o il personale specializzato deve decidere come intervenire.
La conservazione marina parte anche da abitudini quotidiane meno spettacolari: non abbandonare rifiuti in spiaggia, ridurre gli oggetti monouso e rispettare le aree delimitate durante la stagione riproduttiva. Una spiaggia apparentemente vuota può essere un luogo decisivo per una specie che torna nello stesso tratto di costa dopo anni di migrazione.
Tartarughe d’acqua dolce: dalle paludi italiane alle specie invasive
Le tartarughe d’acqua dolce vivono in ambienti dove acqua e terra si alternano continuamente. Hanno zampe palmate, gusci più arrotondati rispetto alle marine e abitudini molto variabili. Alcune passano lunghe ore immerse o nascoste tra la vegetazione, altre si espongono su tronchi e rive per regolare la temperatura corporea.
La specie autoctona più nota in Italia è la tartaruga palustre europea, Emys orbicularis. Il suo carapace è generalmente scuro, spesso punteggiato da piccoli segni giallastri. Vive in zone umide ben conservate, ma soffre la frammentazione dell’habitat, l’inquinamento e la competizione con specie introdotte dall’uomo.
Il caso delle Trachemys e l’abbandono in natura
La tartaruga dalle orecchie rosse, Trachemys scripta elegans, è originaria del Nord America. È diventata popolare nel commercio di animali grazie alla vendita di esemplari molto piccoli, spesso ospitati in vaschette inadatte. Crescendo, può superare le aspettative di chi l’ha acquistata e richiede acqua filtrata, spazio, una zona emersa, illuminazione appropriata e gestione costante.
Rilasciarla in un laghetto pubblico, in un fiume o in uno stagno non è un gesto di libertà. È un abbandono con conseguenze ambientali, perché queste specie possono competere per cibo e zone per il basking con gli animali locali. In Unione Europea, diverse sottospecie di Trachemys sono sottoposte a restrizioni proprio per il rischio di invasività.
- Verifica sempre il nome scientifico della specie prima di acquistare o adottare una tartaruga acquatica.
- Calcola il costo dell’allestimento prima dell’arrivo dell’animale, non dopo la sua crescita.
- Non liberare mai un esemplare in natura, nemmeno in uno stagno privato non controllato.
- Contatta un centro recupero o il servizio veterinario pubblico se non puoi più garantire cure e spazio adeguati.
- Tieni separati gli animali da compagnia dalla fauna selvatica, evitando contatti e manipolazioni inutili.
Una gestione corretta ha un prezzo. Per un acquaterrario adatto a una specie di taglia media, tra vasca ampia, filtro esterno, lampade, termoriscaldatore e zona emersa, la spesa iniziale può arrivare facilmente a 250-500 euro. A questa cifra vanno aggiunti elettricità, materiali di consumo, alimentazione e visite presso un veterinario esperto in animali non convenzionali.
La tartaruga azzannatrice, Chelydra serpentina, è un altro esempio utile per capire quanto l’aspetto possa ingannare. Ha testa grande, collo lungo, mandibole forti e comportamento difensivo se disturbata. Non è una specie da trattare come una comune tartaruga da vasca, né un animale da prendere in mano per fare fotografie.
La convivenza fra specie diverse nello stesso acquaterrario può creare lotte, morsicature e competizione per il cibo. Anche individui della stessa specie non sempre condividono bene uno spazio ristretto. Le ferite, l’inappetenza o i cambiamenti nel nuoto non consentono diagnosi domestiche: devono essere riferiti a un veterinario, descrivendo da quanto tempo sono presenti e in quali condizioni vive l’animale.
La protezione degli ecosistemi d’acqua dolce riguarda anche altre forme di vita meno appariscenti. In stagni e corsi d’acqua, piccoli pesci, anfibi e invertebrati contribuiscono alla stabilità dell’ambiente; questo approfondimento sui pesci meno vistosi che meritano protezione aiuta a guardare oltre le specie più famose.
Testuggini terrestri: longevità, habitat asciutti e specie celebri
Le tartarughe di terra vengono chiamate correttamente testuggini. Il loro carapace è alto e convesso, progettato per proteggere un corpo che si muove su superfici solide. Le zampe sono tozze, forti e dotate di unghie, molto diverse dalle pinne delle marine e dalle zampe palmate delle specie acquatiche.
Molte persone associano le testuggini a una vita semplice in giardino. Un prato recintato, tuttavia, non basta sempre. Servono esposizione adeguata, rifugi, protezione da fughe e predatori, controllo delle piante presenti e rispetto delle esigenze stagionali della specie. Un giardino trattato con pesticidi o frequentato da cani curiosi può trasformarsi in un ambiente pericoloso.
Dalle Galápagos al Mediterraneo
Le testuggini delle Galápagos rappresentano uno dei simboli più noti della storia naturale. Il nome Chelonoidis niger viene spesso usato in modo generale per il complesso di popolazioni delle isole, oggi considerate in più linee distinte. Le osservazioni raccolte nell’arcipelago contribuirono alle riflessioni di Charles Darwin sull’adattamento e sulla selezione naturale.
Questi grandi animali possono vivere oltre un secolo e raggiungere dimensioni notevoli. Sono un richiamo potente contro l’acquisto impulsivo: quando un animale può accompagnare più generazioni, il concetto di possesso diventa del tutto fuori luogo. L’impegno riguarda eredi, spazi, risorse economiche e continuità delle cure.
La Testudo graeca è diffusa in aree dell’Europa meridionale, del Nord Africa e dell’Asia occidentale. Presenta una notevole variabilità tra popolazioni e sottospecie. Proprio questa complessità rende rischioso affidarsi a identificazioni sommarie fatte da fotografie sui social o da un semplice colore del carapace.
La testuggine di Horsfield, Testudo horsfieldii, è chiamata anche testuggine russa. È adattata a territori con climi continentali e aridi, caratterizzati da forti differenze di temperatura. Non significa che possa essere lasciata in qualunque balcone italiano: ogni esemplare deve vivere in condizioni valutate per specie, provenienza e stagione.
In Italia la documentazione conta. Diverse testuggini del genere Testudo sono protette dalla normativa sul commercio internazionale delle specie minacciate, nota come CITES. Prima di acquistare, cedere o ricevere un esemplare, occorre verificare i documenti richiesti e rivolgersi a canali legali. Un prezzo basso senza certificati non è un affare: può creare problemi per l’animale e per chi lo detiene.
Una testuggine terrestre adulta può richiedere un recinto robusto, perché scava, spinge e trova passaggi sorprendenti. Il perimetro deve impedire la fuga senza usare reti in cui possa incastrarsi. Anche l’accesso a piante ornamentali va controllato: molte specie comuni nei giardini non sono adatte a essere ingerite.
Il costo annuo varia molto in base alla specie e allo spazio disponibile. Chi dispone di un recinto già sicuro spenderà diversamente da chi deve costruirlo da zero. Per recinzione, rifugi, lampade per sistemazioni interne temporanee, controlli e materiali, il primo anno può superare 300-700 euro, senza includere eventuali interventi veterinari complessi.
La lentezza non equivale a fragilità né a scarsa sensibilità. Una testuggine manipolata di continuo può stressarsi, mentre una sistemazione costruita in fretta può favorire fughe e incidenti. Osservarla da vicino, con calma e senza trasformarla in un giocattolo, è un modo più rispettoso di conoscerne il comportamento.
Come riconoscere i tipi di tartarughe senza fare errori
Riconoscere una tartaruga richiede più elementi di un semplice colpo d’occhio. Colore, disegno del carapace e dimensioni possono cambiare con l’età, l’ambiente e perfino la luce della fotografia. Per un’identificazione attendibile servono immagini nitide del dorso, del piastrone, della testa, delle zampe e, quando possibile, informazioni sulla provenienza.
Il primo indizio è dato dagli arti. Le pinne lunghe e piatte indicano un animale marino, che non va mai prelevato o riportato in acqua senza istruzioni delle autorità. Le zampe palmate suggeriscono una specie adattata alle acque interne. Le zampe grosse e squamose, quasi simili a piccoli pilastri, appartengono invece a una testuggine terrestre.
Carapace, piastrone e comportamento osservabile
Il carapace delle specie marine tende a essere basso e affusolato. Nelle testuggini terrestri è alto, bombato e più pesante. Le tartarughe d’acqua dolce occupano una posizione intermedia, con forme che dipendono dal tipo di acqua frequentato e dal modo in cui cercano il cibo.
Anche il comportamento offre informazioni, ma non deve portare a conclusioni affrettate. Una tartaruga vista immobile su un sasso potrebbe semplicemente scaldarsi al sole. Un animale nascosto nel rifugio potrebbe reagire al rumore, alle basse temperature o a un cambio di ambiente. Se il comportamento riguarda un esemplare domestico e dura nel tempo, è il veterinario a valutare lo stato di salute.
- Osserva l’ambiente in cui si trova, distinguendo una spiaggia, una zona umida e un terreno asciutto.
- Guarda le zampe senza sollevare l’animale, perché la forma degli arti è uno dei segnali più utili.
- Fotografa il carapace e il piastrone solo se l’animale è già in sicurezza e la manipolazione è necessaria.
- Non usare il riconoscimento online per decidere liberazioni, spostamenti o acquisti.
- Rivolgiti a un centro fauna, a un’associazione competente o a un veterinario esperto in rettili per i casi dubbi.
Le immagini sul web creano un problema ricorrente. Una Trachemys giovane può sembrare piccola e gestibile, mentre da adulta avrà bisogni molto diversi. Una testuggine mediterranea può ricordare specie protette o provenire da riproduzioni regolari con documenti. La differenza non si risolve guardando un post di pochi secondi.
Neppure l’idea di “salvare” una tartaruga trovata per strada è sempre corretta. Le testuggini possono attraversare un vialetto o una strada per raggiungere un’area nota, e spostarle lontano può disorientarle. Se un animale rischia di essere investito, la priorità è metterlo al sicuro nella direzione in cui stava andando, solo quando è possibile farlo senza pericolo per persone e animali, poi chiedere indicazioni alle autorità locali.
Una tartaruga marina sulla spiaggia merita ancora più prudenza. Può stare riposando, nidificando o essere in difficoltà. Le impronte, il punto esatto in cui si trova e la presenza di un nido sono dati preziosi per chi interviene. Flash, rumore, contatto e tentativi di trascinarla in acqua possono compromettere la situazione.
La corretta identificazione protegge quindi sia il singolo animale sia l’habitat. Una specie esotica introdotta per errore può cambiare gli equilibri di un piccolo stagno; una specie protetta acquistata senza documenti alimenta un mercato che sottrae esemplari alla natura. Conoscere il nome scientifico non è pedanteria, ma responsabilità pratica.
Tenere una tartaruga in casa: impegno reale, costi e scelta responsabile
Una tartaruga può vivere molti decenni e alcune specie superano ampiamente l’aspettativa di vita di un cane o di un gatto. Per questo la domanda utile non è quale sia la più economica o la più piccola nel negozio. Bisogna capire se lo spazio disponibile, il budget e le abitudini familiari possono reggere un impegno molto lungo.
Le specie marine non sono animali da compagnia. Le tartarughe trovate sulle spiagge o in mare appartengono alla fauna selvatica e la loro gestione spetta a centri autorizzati. Anche alcune specie d’acqua dolce o terrestri sono soggette a norme specifiche, documentazione e limiti di commercio.
Spazio, manutenzione e controlli veterinari
Una tartaruga acquatica richiede un acquaterrario ampio, acqua pulita, filtrazione dimensionata alla quantità di rifiuti prodotta e una zona asciutta dove esporsi alla luce. Le piccole vaschette con palma di plastica vendute ancora in alcuni contesti non rispondono ai bisogni di un rettile che cresce. Limitano il nuoto, si sporcano rapidamente e non permettono una corretta gestione ambientale.
Una testuggine terrestre necessita di un recinto esterno sicuro quando il clima e la specie lo consentono. Tenere sempre una testuggine su piastrelle lisce, in una scatola o libera per casa non riproduce il suo ambiente. Il movimento, il terreno, i rifugi e l’esposizione alla luce sono elementi collegati al suo comportamento naturale.
La spesa veterinaria deve essere messa in conto prima dell’arrivo. Una visita presso un veterinario che conosce i rettili può costare indicativamente 50-100 euro in Italia, con differenze legate alla città, alla struttura e agli esami necessari. Non si può stimare in anticipo il costo di eventuali urgenze, ma ignorare i segnali per timore della spesa finisce spesso per complicare la gestione.
L’alimentazione dipende dalla specie e dall’età. Le testuggini terrestri mediterranee non devono ricevere automaticamente gli stessi cibi di una specie tropicale o di una tartaruga acquatica. Un’alimentazione improvvisata con avanzi di tavola, formaggi, pane o quantità casuali di proteine non rispetta la biologia di questi animali.
Chi desidera adottare o acquistare una tartaruga dovrebbe fare alcuni controlli concreti prima di scegliere:
- Chiedi il nome scientifico completo e verifica se la specie è compatibile con il clima e lo spazio che hai.
- Richiedi documenti di provenienza quando la normativa li prevede e conserva ogni certificato.
- Prepara recinto o acquaterrario prima dell’arrivo, evitando sistemazioni provvisorie che diventano permanenti.
- Individua un veterinario competente in rettili nella tua zona e informati sui costi di visita.
- Stabilisci chi se ne occuperà durante ferie, traslochi o cambiamenti familiari nei prossimi anni.
Non esiste la tartaruga adatta a chi non può dedicare tempo alla manutenzione. Esiste invece una scelta più coerente con la propria vita. Se non puoi garantire spazio, documenti, cure e continuità, rinunciare all’acquisto è una decisione rispettosa, non un fallimento.
Prima di portare a casa un rettile, visita un centro specializzato, parla con un veterinario esperto in animali esotici e osserva dal vivo come cambia un esemplare adulto rispetto a uno giovane. Questo passaggio concreto evita molte cessioni e offre alla tartaruga una possibilità reale di vivere in condizioni adatte.
Quante specie di tartarughe esistono nel mondo?
Le specie viventi riconosciute sono all’incirca 360. Il numero può cambiare nel tempo perché la tassonomia viene aggiornata con nuove ricerche genetiche e revisioni scientifiche.
Qual è la differenza tra tartaruga e testuggine?
Nel linguaggio comune si usa spesso tartaruga per tutte le specie. In modo più preciso, testuggine indica di solito una specie terrestre, mentre tartaruga può riferirsi anche a specie marine o d’acqua dolce.
Posso liberare in uno stagno una tartaruga acquistata anni fa?
No. Il rilascio di una specie allevata o esotica può danneggiare l’ecosistema e può essere vietato. Se non puoi più occupartene, contatta un centro autorizzato, il servizio veterinario pubblico o un’associazione competente.
Quanto vive una tartaruga terrestre?
Dipende dalla specie e dalle condizioni di vita. Molte testuggini possono vivere diverse decine di anni, mentre alcune specie di grandi dimensioni superano il secolo di vita.