Gli squali non sono un gruppo ristretto di grandi predatori con denti evidenti. Nel 2026 sono state descritte oltre 500 specie viventi, distribuite dagli ambienti costieri alle grandi profondità, dai mari tropicali alle acque fredde. Nel Mediterraneo ne vivono almeno 50, e molte sono piccole, elusive e del tutto lontane dall’immagine costruita dal cinema.
In breve
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Gli squali appartengono ai pesci cartilaginei e condividono parte della loro storia evolutiva con razze e pesci sega.
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La diversità marina comprende giganti filtratori, specie abissali, cacciatori pelagici e piccoli squali di fondale.
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Il Mediterraneo ospita specie note come verdesca, gattuccio, squalo elefante, martelli e, più raramente, squalo bianco.
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Gli incontri problematici con l’uomo sono rari, mentre pesca, catture accidentali e commercio delle pinne mettono molte popolazioni sotto pressione.
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Osservare gli squali con attenzione significa capire meglio gli ecosistemi marini e scegliere un turismo del mare più rispettoso.
Quanti tipi di squali esistono negli oceani del mondo
La risposta diretta è chiara: negli oceani popolano il pianeta più di 500 specie di squali. Il numero cambia nel tempo perché la biologia marina continua a descrivere specie nuove, soprattutto nelle zone profonde o poco esplorate. Non tutte assomigliano allo squalo bianco: alcune hanno il corpo appiattito, altre possiedono teste insolite, altre ancora raggiungono appena poche decine di centimetri.
Questi animali compaiono nella storia della Terra da circa 409 milioni di anni, nel Devoniano. Hanno attraversato quattro grandi estinzioni di massa e hanno continuato a cambiare forma, dieta e comportamento in base all’habitat oceanico disponibile. In alcune fasi geologiche la varietà degli squali era perfino più ampia di quella attuale, con un numero di linee evolutive stimato fino a tre volte superiore.
La parola “squalo” raccoglie quindi una famiglia molto più ampia di quanto sembri. Ci sono specie che filtrano plancton, specie che cercano molluschi sul fondale, cacciatori di calamari in mare aperto e animali che vivono dove la luce non arriva. Questa varietà spiega perché parlare genericamente di “squali pericolosi” sia poco utile: sarebbe come descrivere tutti i cani prendendo come riferimento una sola razza.
Gli squali, le razze e i pesci sega appartengono agli elasmobranchi, un gruppo di pesci cartilaginei. Il loro scheletro è formato soprattutto da cartilagine, più leggera dell’osso. Non possiedono una vescica natatoria come molti pesci ossei, perciò il galleggiamento dipende anche da un fegato voluminoso ricco di lipidi, tra cui lo squalene.
La pelle offre un’altra caratteristica riconoscibile. Non è liscia nel senso comune del termine, perché è rivestita da minuscoli dentelli dermici, chiamati anche scaglie placoidi. Queste strutture rendono la superficie ruvida al tatto ma favoriscono il movimento nell’acqua. La forma del corpo, le pinne e la posizione degli occhi cambiano molto da una specie all’altra.
Un elemento spesso citato nella classificazione è la presenza della pinna anale. Non va confusa con la pinna caudale, cioè la coda. Alcuni gruppi ne sono privi, come gli Squaliformi, che comprendono diversi squali di profondità, e gli Squatiniformi, o squali angelo, dal corpo molto appiattito. I Pristiophoriformi comprendono invece gli squali sega, riconoscibili per il lungo rostro dentellato; i pesci sega propriamente detti appartengono alle razze e non agli squali.
Per chi ama l’esplorazione del mare, questo dettaglio cambia il modo di guardare la fauna marina. Una sagoma che riposa sul fondo può essere uno squalo angelo e non una razza. Un grande animale che avanza lentamente con la bocca aperta può essere uno squalo filtratore e non una balena. L’osservazione attenta protegge anche dal panico inutile, soprattutto lungo le coste frequentate da bagnanti.
Il cinema ha fissato nell’immaginario un unico modello, quello del predatore massiccio che attacca vicino alla spiaggia. È un modello efficace per un film, ma non descrive la biodiversità reale. La maggior parte delle specie non ha alcun interesse verso l’uomo, e molte evitano persino aree illuminate, rumorose o molto frequentate.
Un biglietto per un acquario italiano può costare indicativamente tra 25 e 35 euro per un adulto, mentre alcune uscite guidate di snorkeling o whale watching dedicate alla fauna marina partono spesso da 60-80 euro e possono superare 150 euro. Prima di spendere, vale la pena verificare che la struttura o l’operatore sostenga programmi scientifici e non proponga contatti forzati con animali liberi.

Classificazione degli squali e adattamenti della biologia marina
La classificazione aiuta a capire perché squali tanto diversi appartengano allo stesso grande gruppo. Gli scienziati osservano la disposizione delle pinne, il numero delle fessure branchiali, la forma della testa, i denti, la pelle e persino l’anatomia dell’intestino. Non è una catalogazione fatta per complicare le cose: serve a ricostruire parentele evolutive e a stabilire quali specie hanno bisogni simili di tutela.
Gli Hexanchiformi sono tra i gruppi più antichi. Alcune specie possiedono sei o sette fessure branchiali, mentre la maggioranza degli squali ne mostra cinque. Hanno anche una sola pinna dorsale. Frequentano spesso acque profonde e possono essere osservati raramente vicino alla superficie, soprattutto di notte o lungo pendii sottomarini molto ripidi.
I Lamniformi comprendono specie note al grande pubblico, come squalo bianco, mako, squalo elefante e squalo goblin. Non sono tutti grandi cacciatori: lo squalo elefante filtra plancton, mentre il goblin vive in acque profonde e sfrutta un muso ricco di recettori sensoriali. Nei Lamniformi mancano le membrane nittitanti, piccole strutture che in altri squali possono proteggere l’occhio durante l’attacco o il contatto con una preda.
I Carcharhiniformi sono il gruppo con il maggior numero di specie, circa 270 secondo le classificazioni più diffuse. Qui si trovano verdesca, squalo tigre e squalo leuca, spesso chiamato bull shark in inglese. In genere presentano cinque fessure branchiali, due pinne dorsali, una pinna anale e la membrana nittitante sugli occhi.
Gli Orectolobiformi sono conosciuti anche come squali tappeto. Il nome deriva da livree macchiate o ornamentali che li aiutano a confondersi con il fondale. Lo squalo balena appartiene proprio a questo ordine, pur essendo il pesce più grande del pianeta. Gli Heterodontiformi, o squali testa di toro, hanno invece denti e mascelle adatti a rompere gusci di molluschi, crostacei e ricci.
| Gruppo o specie | Caratteristica utile al riconoscimento | Habitat frequente | Alimentazione prevalente |
|---|---|---|---|
| Carcharhiniformi | Membrana nittitante e cinque fessure branchiali | Coste e mare aperto | Pesci, cefalopodi, crostacei |
| Lamniformi | Corpo idrodinamico e assenza di membrana nittitante | Acque pelagiche e profonde | Variabile, dal plancton ai grandi pesci |
| Squali tappeto | Colorazioni mimetiche e corpo adatto al fondale | Barriere, fondali costieri, mari caldi | Invertebrati, piccoli pesci o plancton |
| Squali angelo | Corpo appiattito simile a una razza | Fondali sabbiosi | Pesci e invertebrati catturati d’agguato |
| Squalo elefante | Bocca ampia e fessure branchiali evidenti | Acque temperate, anche Mediterraneo | Plancton filtrato dall’acqua |
La percezione del mondo negli squali è altrettanto varia. Le ampolle di Lorenzini, visibili esternamente come piccoli pori sulla testa, rilevano deboli campi elettrici prodotti dagli esseri viventi. Sono utili per individuare una preda nascosta nella sabbia, muoversi in acque torbide e orientarsi grazie ai segnali magnetici del pianeta.
Alcune specie hanno anche una fisiologia capace di mantenere alcune zone del corpo più calde dell’acqua circostante. Il mako e lo squalo bianco possiedono scambiatori di calore che migliorano l’efficienza muscolare durante il nuoto. Non tutti gli squali hanno questa capacità: è un adattamento particolare, non una regola valida per l’intero gruppo.
La riproduzione dimostra un’altra grande differenza tra specie. Alcune depongono uova protette da involucri coriacei, altre trattengono le uova nel corpo, altre ancora partoriscono piccoli già formati. Le capsule del gattuccio, spesso trovate sulle spiagge, sono una traccia concreta di questa strategia riproduttiva. Per approfondire le differenze tra nascita da uova e sviluppo interno, può essere utile leggere la guida sugli animali ovovivipari e le loro modalità di riproduzione.
Questa complessità biologica rende ogni cattura accidentale più seria di quanto appaia. Una specie che cresce lentamente e produce pochi piccoli non recupera rapidamente le perdite. Conoscere gli ordini degli squali significa quindi leggere meglio la fragilità nascosta dietro un animale che sembra antico, forte e perfettamente adattato.
Squali del Mediterraneo: quali specie vivono vicino alle coste italiane
Il Mediterraneo non è un mare privo di squali. Ospita almeno 50 specie tra squali di mare aperto, abitanti del fondale, animali migratori e visitatori occasionali. Molti restano invisibili a chi nuota dalla spiaggia, perché frequentano profondità elevate o si spostano lontano dalla costa. Altri, come il gattuccio, vivono anche in zone relativamente basse ma sono piccoli e difficili da notare.
La verdesca, o squalo azzurro, è una delle specie più diffuse nel bacino. Ha un corpo slanciato, un dorso blu intenso e pinne pettorali lunghe. Può arrivare attorno ai tre metri, ma la sua dieta si basa soprattutto su pesci e calamari. Evita normalmente le persone e le interazioni problematiche sono rare, anche se un animale selvatico non va mai inseguito, bloccato o toccato.
Il gattuccio, Scyliorhinus canicula, è molto più piccolo. In genere non supera un metro e cerca crostacei, vermi, molluschi e piccoli cefalopodi. È oviparo e le sue capsule possono finire a riva dopo le mareggiate. Se trovi una “borsetta della sirena” sulla sabbia, non è un rifiuto: può essere un involucro vuoto lasciato dopo la schiusa.
Lo squalo elefante è una presenza affascinante anche nelle acque italiane, seppure non comune. Può misurare 10-12 metri ed è il secondo pesce più grande del mondo dopo lo squalo balena. La sua bocca aperta può impressionare, ma serve a filtrare plancton. Non caccia persone né grandi animali. Gli avvistamenti lungo la Puglia e in altre aree mediterranee hanno richiamato attenzione anche per il valore turistico e scientifico; qui si trovano informazioni dedicate allo squalo elefante osservato nelle acque di Polignano.
Lo squalo bianco è presente nel Mediterraneo, ma gli incontri sono eccezionali. Frequenta soprattutto aree dove passano prede grandi, come tonni, pesci spada, tartarughe marine e cetacei. I dati storici italiani riportano pochi episodi documentati rispetto al numero enorme di persone che ogni estate frequentano il mare. Le vecchie cronache vanno comunque lette con prudenza, perché identificare con certezza una specie dopo un incidente non è sempre semplice.
Gli squali martello costituiscono un altro gruppo presente, con specie diverse e distribuzioni differenti. La testa allargata migliora la capacità di localizzare segnali elettrici provenienti dal fondale. Non è un ornamento curioso: è uno strumento sensoriale molto raffinato. Chi vuole approfondire questa forma così riconoscibile può consultare l’articolo sul mistero biologico dello squalo martello.
Nel Mediterraneo possono comparire anche squali volpe, mako, palombi e squali angelo. Alcune popolazioni sono in forte difficoltà a causa della pesca mirata, delle reti da posta, dei palangari e delle catture accidentali. La presenza di uno squalo in mare non indica per forza un pericolo: spesso segnala che esistono ancora catene alimentari attive e una certa ricchezza di fauna marina.
Quando avviene un avvistamento dalla riva, la condotta utile è semplice. Mantieni distanza, esci dall’acqua senza movimenti bruschi se l’animale si avvicina molto alla zona di balneazione e informa bagnini o Capitaneria di Porto. Evita di diffondere immagini senza luogo e data, perché una foto vecchia o ripresa altrove alimenta allarmismi che danneggiano la conoscenza della biodiversità.
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Un gattuccio vicino alla costa non va raccolto né rimesso in acqua con le mani asciutte, perché la pelle e le branchie sono delicate.
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Uno squalo elefante avvistato dalla barca va osservato a distanza, senza tagliargli la rotta e senza entrare in acqua per avvicinarlo.
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Una capsula ovigera trovata sulla spiaggia può essere fotografata e lasciata dove si trova, salvo diverse indicazioni delle autorità locali.
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Un animale ferito, intrappolato o spiaggiato richiede l’intervento della Guardia Costiera, di un centro recupero fauna marina o delle autorità competenti.
Il Mediterraneo è piccolo rispetto agli oceani, ma non è biologicamente povero. Ogni avvistamento documentato con correttezza può contribuire alla ricerca, purché non trasformi un animale libero in un’attrazione da inseguire.
Dallo squalo balena al goblin: specie di squali che mostrano la vera diversità marina
Lo squalo balena, Rhincodon typus, è il più grande pesce vivente. Può superare i 15 metri e alcuni esemplari eccezionali sono stati misurati vicino ai 18 metri. Nonostante la mole, si nutre di plancton, minuscoli crostacei, uova e larve presenti nell’acqua. Avanza lentamente, apre la bocca e filtra grandi quantità d’acqua attraverso strutture branchiali specializzate.
Vive soprattutto in mari tropicali e temperati caldi, con acque in genere superiori ai 21 °C. Nel Mediterraneo è rarissimo, anche se esistono segnalazioni nell’area di Gibilterra e del mar di Alboran. Le sue popolazioni sono vulnerabili perché crescono lentamente, si riproducono con tempi lunghi e possono finire nelle reti o essere colpite dalle imbarcazioni.
Lo squalo elefante segue una strategia alimentare simile, ma frequenta acque più temperate. La sua enorme bocca e le fessure branchiali molto visibili fanno pensare a un predatore formidabile, mentre cerca soltanto plancton. Questi due giganti mostrano quanto sia sbagliato associare automaticamente gli squali a una caccia aggressiva.
All’estremo opposto si trova lo squalo goblin, Mitsukurina owstoni. È una specie abissale dai colori chiari e dal muso lungo, ricco di recettori elettrosensibili. Vive a grandi profondità in aree specifiche dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Oceano Indiano. Gli incontri con esseri umani sono quasi sempre legati a catture accidentali, non alla vita costiera.
Definirlo “brutto” dice più del nostro gusto che dell’animale. La sua testa, le mascelle protrusibili e il corpo poco adatto al nuoto rapido sono risposte concrete a un ambiente oscuro, freddo e con poche occasioni di alimentarsi. Nella fauna marina, una forma insolita può essere il risultato di milioni di anni di adattamento, non un difetto.
Lo squalo tigre, Galeocerdo cuvier, vive prevalentemente nelle fasce tropicali e subtropicali. Le bande scure sui giovani ricordano il mantello di una tigre, da cui il nome. Può superare i quattro metri e ha una dieta molto varia. Nel Mediterraneo è un visitatore rarissimo, perché il suo ambiente abituale è molto più caldo.
Lo squalo leuca, Carcharhinus leucas, è conosciuto per la capacità di entrare in acque salmastre e risalire alcuni fiumi. Non è una specie mediterranea. La sua tolleranza verso salinità diverse lo distingue da molti altri squali e spiega perché gli incontri umani possano avvenire anche lontano dal mare aperto in alcune regioni del mondo.
Il mako, Isurus oxyrinchus, è invece un cacciatore veloce di pesci e cefalopodi. Può compiere salti fuori dall’acqua, comportamento noto come breaching. È stato associato alla cultura popolare e alla letteratura marina, ma non va trasformato in un mostro da racconto. La pressione della pesca commerciale è molto più concreta del suo ruolo nei romanzi d’avventura.
La presenza di specie tanto diverse sostiene il funzionamento degli ecosistemi. I predatori regolano le relazioni tra popolazioni, mentre filtratori come squalo balena ed elefante occupano una nicchia completamente diversa. Eliminare una specie dall’ambiente non lascia mai uno spazio neutro: cambia i rapporti tra prede, concorrenti e risorse.
Un animale di sei metri non è automaticamente più pericoloso di uno piccolo, e uno squalo con denti evidenti non è automaticamente interessato all’uomo. La diversità degli squali richiede fatti, distanza rispettosa e parole più precise di quelle offerte dai titoli sensazionalistici.
Squali, persone e conservazione: perché proteggere gli ecosistemi oceanici
La paura degli squali ha una forza culturale enorme. Film, fotografie ravvicinate e notizie rilanciate senza contesto possono far credere che il mare sia popolato da minacce costanti. I numeri raccontano altro: gli episodi non provocati registrati ogni anno nel mondo sono limitati rispetto ai milioni di persone che entrano in acqua, e i casi mortali sono ancora meno frequenti.
Questo non significa ignorare le regole di prudenza. Nuotare in gruppo, rispettare i segnali di balneazione, evitare acque torbide o zone di pesca e non entrare in mare con ferite sanguinanti sono comportamenti ragionevoli. La sicurezza si costruisce con informazioni locali e buon senso, non con l’idea che ogni pinna sia una minaccia.
Molte specie sono invece minacciate dalle attività umane. La cattura accidentale nei palangari e nelle reti, la pesca diretta, il commercio internazionale di pinne e la degradazione degli habitat costieri riducono popolazioni che già si riproducono lentamente. Gli squali martello sono fra gli esempi più preoccupanti, perché alcune loro specie hanno subito cali marcati in varie aree del pianeta.
Il finning, cioè il taglio delle pinne seguito spesso allo scarto del corpo in mare, è una pratica associata a un commercio che ha avuto conseguenze molto pesanti. Le regole internazionali e nazionali hanno introdotto restrizioni, ma il controllo resta necessario. Per il consumatore, la scelta più concreta è chiedere provenienza e specie del pesce acquistato, evitando prodotti con etichette poco chiare.
La protezione non riguarda soltanto gli animali celebri. I piccoli squali di fondale e le specie meno appariscenti rischiano di ricevere meno attenzione proprio perché non attirano turismo o titoli di giornale. Eppure sono parte della stessa rete ecologica. Un approfondimento sui pesci meno appariscenti che meritano protezione aiuta a guardare oltre i grandi animali simbolo.
Le aree marine protette, i limiti di cattura, il monitoraggio delle flotte e i progetti di foto-identificazione sono strumenti diversi ma collegati. Un singolo avvistamento documentato da ricercatori o sub preparati può offrire dati su spostamenti, cicatrici, crescita e presenza stagionale. Non basta però fotografare: servono coordinate affidabili, date e metodi di raccolta condivisi dalla comunità scientifica.
Il turismo naturalistico può essere positivo quando segue regole chiare. Le barche dovrebbero mantenere distanze adeguate, limitare il numero di mezzi e non attirare gli animali con cibo. Le immersioni con gli squali richiedono guide qualificate, rispetto delle normative locali e un comportamento che non costringa l’animale a cambiare traiettoria.
Un cane che passeggia con la famiglia in spiaggia o un gatto che vive vicino a un porto non sono estranei alla salute del mare. Rifiuti abbandonati, lenze, plastica e inquinanti entrano nella catena alimentare e colpiscono pesci, uccelli marini, tartarughe e predatori. Raccogliere una lenza trovata sulla battigia, se è possibile farlo senza ferirsi, è un gesto piccolo ma concreto.
Quando programmi una giornata di mare, verifica questa settimana se la tua zona dispone di un centro recupero fauna marina, del numero della Capitaneria di Porto e di un’associazione scientifica che raccolga segnalazioni affidabili. Sapere chi chiamare prima di un incontro con un animale in difficoltà evita improvvisazioni che possono mettere a rischio sia le persone sia gli squali.
Quante specie di squali esistono nel mondo?
Nel 2026 sono note oltre 500 specie viventi. Il totale può cambiare con nuove descrizioni scientifiche e revisioni della classificazione.
Quanti squali vivono nel Mediterraneo?
Nel Mediterraneo sono presenti almeno 50 specie, tra cui verdesca, gattuccio, squalo elefante, squali martello, mako e, più raramente, squalo bianco.
Lo squalo elefante è pericoloso per i bagnanti?
No. Lo squalo elefante si nutre filtrando plancton e non considera le persone una preda. Va comunque osservato a distanza, senza toccarlo o ostacolarne il movimento.
Cosa fare se si vede uno squalo vicino alla spiaggia?
Mantieni la calma, allontanati dall’acqua senza gesti bruschi e avvisa bagnini, Capitaneria di Porto o autorità locali. Non inseguire l’animale e non cercare di filmarlo da vicino.